21 Ottobre 2019 - 10:23 pm


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AntonioCarrara Exxx…Polzive!!! Il sindaco di Erto (PN) asfalta l’Uti delle Dolomiti. Sotto accusa il presidente Carli e osservazioni sul caso Mascellino. Orgoglio centrodestra in Carnia.

Si desta il centrodestra carnico. Si ha notizia di una richiesta di commissariamento dell’Uti Carnia firmata da 8 comuni rullati dai magheggi Alpini. Intanto, dopo la bufera dei mesi scorsi, anche nell’Uti delle Dolomiti, le scintille si alzano che si vedono fino a Caorle. Ecco il resoconto.

Il 5 agosto scorso, nella Sala Consiliare del Comune di Clauzetto si è riunita l’Assemblea dei Sindaci che aveva per oggetto il rinnovo del sostegno al progetto dell’Unione Territoriale Intercomunale delle Valli e delle Dolomiti Friulane per la realizzazione delle attività necessarie alla condivisione dei servizi e per lo sviluppo del territorio; il Sindaco di Montereale Valcellina, sig. Igor Alzetta, ha più volte avuto l’occasione di evidenziare che chi non ritiene di far parte dell’U.T.I. può uscirne grazie anche alle modifiche normative (…). Il Sindaco di Erto e Casso, sig. Antonio Carrara, anticipa una probabile volontà di uscita dall’Uti ma non ha ancora parlato con il proprio Consiglio. Il Sindaco di Barcis, sig. Claudio Traina, ritiene si sia rotto qualcosa, come montagna si sono sentiti abbandonati. Il Sindaco di Vito D’Asio, sig. Pietro Gerometta, non rinnova il sostegno all’U.T.I. e non condivide il documento. Il Sindaco di Erto e Casso, sig. Antonio Carrara, dà lettura di un documento molto critico contro l’Uti delle Dolomiti e il suo presidente Carli. Osserva: “Se siamo qui oggi è proprio perché quanto in premessa della vostra bozza di delibera non corrisponde al vero, ovvero a rinnovare promesse battesimali, a dirci di continuare a lavorare insieme poiché insieme abbiamo fatto tantissime cose e altrettante ne faremo. Ma lo sapete che ciò non corrisponde ai fatti. Noi siamo qui perché una parte di sindaci non è d’accordo con questa forma di gestione, altrimenti non ci sarebbe necessità di rinnovare atti di fede, con il solo scopo di far vedere all’esterno una U.T.I. stile “Famiglia del Mulino Bianco”. In una Unione le decisioni dovrebbero essere prese in modo che possano andare bene a tutti, ancorché mediante compromessi, qui invece a colpi di maggioranza si sta modificando quello statuto con cui eravamo partiti. Parlo a nome del mio comune, ma sento di poter raccogliere anche il sentimento degli altri amministratori della Valcellina, la più penalizzata da queste scelte. Si dice che i veri amici si vedano nei momenti difficoltà, ebbene, anche una vera Unione si vede quando le cose si complicano: la Valcellina, colpita da Vaia, è stata lasciata sola, sia nelle prime ore, sia nella fase della ricostruzione, dove i nostri Comuni (…), questo sistema di gestire l’Unione ha fallito i suoi obiettivi in tutti i campi: siamo ancora al palo con tutti i lavori faraonici che dovevano portare uno sviluppo senza pari, non siamo stati capaci di spendere i soldi che ci hanno dato e i progetti sono fermi (…). L’Unione ha fallito anche per quanto concerne l’erogazione dei servizi: forse ci siamo dimenticati che un articolo dello statuto prevede l’istituzione dello “Sportello per il Cittadino” (art.19, ancora in vigore), servizio mai attivato, almeno per le realtà montane. Siamo al palo anche sul progetto che a voi più caro: la Sacile-Gemona, la panacea che doveva portare nelle valli, mediante un sistema a pettine, orde di visitatori, come non si vedevano dai tempi delle invasioni di Gengis Khan. Siete, siamo al palo, i treni sono vuoti (…). Ha fallito anche il sistema interno di rappresentanza. Il rappresentante di sub-ambito, e qui mi rivolgo al sindaco Alzetta, ha il compito di raccogliere le istanze provenienti dal territorio e portarle in Ufficio di Presidenza. Le proposte della Valcellina sono sempre state cassate: rappresentante AUSIR, rappresentante CAL, vicepresidenza Servizio Sociale dei Comuni. Se la Valcellina ha un rappresentante presso qualche istituzione regionale, è il caso del progetto Aree Interne, lo si deve solamente al decisionismo di tale Emanuele Zanon ex sindaco di Cavasso, il quale, accortosi di occhiolini e messaggini di troppo, ha fatto saltare il banco e ha permesso la nomina del Sindaco di Claut. E paradossalmente si accusano i sindaci della Valcellina di scarsa partecipazione. Non potrebbe essere altrimenti, a forza di cozzare contro con un muro di gomma, uno, prima o poi, cerca altre modalità per portare a compimento i propri obiettivi. È stato centralizzato tutto a Maniago, l’Unione paga un affitto al NIP quando ha sedi in comodato vuote, vi sono degli estremi di danno erariale, lo vedremo, per non parlare della polizia locale, CUC, ufficio personale ancora fissi nel municipio di Maniago. Ma qui si tende a guardare il dito, non la luna. Come nel caso questione direttore, è stato buttato tutto sul personale, nei miei confronti, nei confronti del sindaco di Frisanco che aveva richiesto spiegazioni, nei confronti della giornalista che faceva solo il proprio lavoro, nei confronti di un ex dipendente della Comunità Montana reo di aver pubblicato, sulla propria pagina personale Facebook, il link agli articoli satirici, di Leonarduzzi. Quanto alla dottoressa Mascellino, contro la quale nessuno dei presenti nutre avversione, se non ha i titoli per poter ricoprire un incarico, non li ha. Punto. Se invece è titolata, ben ritornata in squadra. Non intendo parlare degli attacchi personali rivolti alla mia persona da parte del Presidente Carli in occasione del penultimo ufficio di presidenza (…). Quanto alla carica di Presidente, i sindaci della Valcellina hanno semplicemente cercato di procrastinarne l’elezione a dopo il turno elettorale, ritenendo opportuno che fossero i venturi sindaci, nuovi o riconfermati, a prendere decisioni riguardante il futuro dell’Unione e dei loro Comuni (…). E alla fine della fiera, caro Presidente, non sei stato capace neanche di farti rieleggere. Dopo un voto di sfiducia, perché così è stato, qualsiasi Amministratore o Politico con la P maiuscola si sarebbe dimesso, magari poi l’assemblea non le avrebbe accettate ma almeno il gesto, lei caro presidente con la p minuscola non l’ha fatto. Per lei come nulla fosse successo. Cosi anche quando il vicepresidente dell’Unione ha votato contro il Bilancio dell’Ambito Socio Assistenziale, nemmeno una riflessione, sempre avanti come si dice “a muso duro e bareta fracada”. Siete dovuti ricorrere all’escamotage della proroga, soluzione che non trova riscontro sullo statuto. E qui la mancanza è imputabile al Segretario, perché lo sapeva e non lo ha detto. Ora magari quei due voti che mancavano sono stati reperiti e lei sarà nominato nuovamente presidente ma non sarà più il presidente di tutti, perché i precedenti non si cancellano. Potremmo andare avanti all’infinito ma sarebbe solo una perdita di tempo, queste cose che ho detto tutti le sapevano anche prima. Faccio un appello ai sindaci dei comuni piccoli come i mio, riflettete: stare insieme è necessario, ma tra pari, non con un socio di maggioranza che detta la linea”.

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