22 Agosto 2019 - 3:53 pm


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EluanaEnglaro. 10 anni fa il simbolo dell’affermazione delle garanzie costituzionali. Sconfitti gli oscurantisti medievali, gli anticapitalisti, gli antioccidentali, gli antidemocratici. Furio Honsell ha onorato il Friuli di Loris Fortuna e PP Pasolini; a Udine silenziosa ed europea lezione di laicità. No Taleban, No Vatican.

Premessa di Beppino Englaro: «Se 10 anni fa ci fossero stati Fedriga e Fontanini, penso che la mia regione, il mio Friuli, che io ho scelto, non avrebbero potuto aiutarmi».

Premessa di chi scrive: Essere Radicali a Nord Est è stato ed è tuttora, molto complicato. Essere radicali “reietti” alla comunità radicale friulana ancora peggio. Procedamus. 

Il blogger giusto 10 anni fa, subito dopo la tempestosa campagna referendaria sulla legge 40 (ricerca scientifica, procreazione assistita), a proposito del caso Eluana Englaro scriveva, 22 gennaio 2009:

“Dopo il niet del policlinico “città di Udine” ad accogliere Eluana Englaro si fa avanti un’altra struttura cittadina disposta a consentire a Beppino Englaro di esercitare un suo diritto e la volontà di Eluana. Ines Domenicali presidente della clinica “La Quiete” ha dichiarato stamattina di essere pronta ad accompagnare la donna nel suo ultimo viaggio. (…). Resta da capire ora quali saranno le armi di ricatto cui verrà sottoposta “La Quiete”.
E’ una decisione, quella del presidente, coraggiosa e merita il massimo rispetto (…). Purtroppo la domanda che ci si deve porre ora è drammatica: Che accadrà alla clinica “La Quiete” qualora Eluana Englaro venisse ricoverata in quella struttura? A quali ricatti verrà sottoposto il presidente? A quali bizantinismi normativi si aggrapperanno i talebani cattolici per impedire di accompagnare Eluana nel suo ultimo viaggio?” A Udine Beppino Englaro, potè veder riconsciuti i voleri di sua figlia. Andò così e grazie agli interventi di Gabriele Renzulli e di Furio Honsell, Eluana Englaro potè morire nel suo Friuli. Senza la determinazione del sindaco e il parere favorevole del Cda della Quiete, la donna in stato vegetativo da 17 anni non sarebbe mai arrivata «nella città dei diritti» bollata, in quei giorni, da chi contestava il testamento biologico, come «città della morte» (Fontanini NdR).

Oggi come allora Honsell si batte per completare i passaggi previsti dalla legge sul fine vita. Lo stesso sta facendo l’associazione Luca Coscioni invitando i politici a correggere l’emendamento presentato dal M5s al decreto Semplificazioni secondo il quale le Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) «dovrebbero essere consegnate nel Comune di nascita e non più in quello di residenza, impedendo così a tutte le persone che nel corso della vita hanno cambiato residenza di depositare le proprie disposizioni anticipate di trattamento».

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