12 dicembre 2017 - 11:02 am


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LA BUFERA SERRACCHIANI-SAVINO FINISCE SU VANITY FAIR

Mettiamola così: se la politica l’avessero fatta solo le donne con figli, oggi non avremmo la parità dei sessi nella Costituzione, la legge sulle Pari Opportunità e le famiglie di fatto. Segno che la frase di Sandra Savino non regge alla prova della Storia, oltre a quella del buon senso. La parlamentare di Forza Italia, sostenendo l’assenza di interventi a sostegno della natalità da parte del centrosinistra, ha attaccato la Presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani: «Una donna senza figli difficilmente può capire quali sono le necessità delle famiglie».

Un attacco a gamba tesa nei confronti della Serracchiani, che proprio a Vanity Fair aveva parlato della fine della sua relazione: «Non ho mai sentito la maternità come una necessità. Poi quando un pensiero tanti anni fa ce l’ho fatto, lui non li ha voluti. Oggi però a un figlio ci penso molto di più. Quando devi fare da sola tutto quello che prima facevi in coppia, penso alle vacanze ma anche alla spesa al supermercato, ti viene da pensare: “Accidenti però, se avessi un figlio mi sentirei meno sola”».

La Governatrice, in questi giorni in missione in Cina, a Vanity Fair.it si dice «insultata e indignata» per le parole della Savino: «È cattiveria gratuita usare un argomento così intimo come la maternità per un attacco politico. Sono parole che speravo appartenessero al passato e invece…». Sostiene che «mai una simile accusa sarebbe stata rivolta a un uomo»: «Se un uomo ha tante donne è un figo, se una donna è indipendente e ha una posizione viene giudicata». Eppure, continua, in Friuli ha rafforzato «le misure per garantire il diritto alla casa, istituito il sostegno al reddito e aumentato i contributi per abbattere le rette degli asili nido».

Ora, a parte la «concezione che una destra sempre più retriva ha della dignità delle donne» (copyright Serracchiani), la frase della coordinatrice regionale di Forza Italia regge difficilmente anche davanti alla prova della Storia.

Gli esempi si sprecano, ma purtroppo vanno sprecati. Il primo dell’era repubblicana è quello di Nilde Iotti. Prima presidente donna della Camera, che si battè per l’affermazione del principio della parità tra coniugi, per il riconoscimento dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e per le famiglie di fatto. E che si spense a Roma, nel 1999, tra l’affetto dei suoi cari e di quella Marisa Malagoli, figlia di un operaio di Modena morto durante gli scioperi che la Iotti volle adottare assieme a Palmiro Togliatti.

Tra i banchi dell’Assemblea Costituente, al suo fianco, operò Tina Anselmi. Partigiana, sindacalista, parlamentare, prima donna Ministro nel 1976. Battagliò una vita per introdurre il sistema sanitario nazionale, si occupò più di tutte dei problemi della famiglia e della donna: e fu la madrina della legge sulle pari opportunità. «Quando le donne si sono impegnate nelle battaglie, le vittorie sono state di tutti», diceva. È morta a 89 anni, nel 2006, assistita dalle sorelle Maria e Gianna e dai cinque nipoti.

Partigiana come lei era Lina Merlin. Prima di passare alla storia come la prima senatrice eletta in Italia e come la donna che fece chiudere le case chiuse, spese tutta se stessa per far entrare quattro parole nella Costituzione: quel «senza distinzione di sesso» che nell’articolo 3 ancora oggi riconosce a tutti noi uguaglianza di fronte alla legge. Era il 1946. Cinque anni prima che Lina (che si faceva chiamare Joe durante la Resistenza) formasse una famiglia dando alla luce Toni, il figlio avuto dal compagno partigiano Aldo Sirena (che invece si faceva chiamare Nerone).

E d’altronde, se l’equazione saviniana fosse realtà, se ogni politico senza figli si disinteressasse delle politiche familiari, l’intera Europa avrebbe già sfasciato ogni forma di welfare: il Presidente francese Macron non ha figli; la cancelliera tedesca Angela Merkel non ha figli; il primo ministro britannico Theresa May, ben che meno; quello olandese Mark Rutte, quello svedese Stefan Löfven, il lussemburghese Xavier Bettel, quello scozzese, quello lettone, quello lituano: tutti, tutti, senza, figli.

Eppure, solo per fare qualche esempio, Macron ha da poco introdotto sgravi fiscali sulla prima casa per le famiglie. Merkel, attaccata dalla leader di estrema destra Frauke Petry («Una donna senza figli non può essere capace di fare politica»), ha messo in campo 200 miliardi di euro di incentivi alla procreazione e ha proposto una legge per versare 300 euro alle giovani famiglie in cui i genitori decidano di diminuire le loro ore di lavoro per dedicarsi ai figli.

Tornando in Italia, invece, le leggi sulla famiglia più importanti introdotte negli ultimi mesi sono due: il ddl sulle unioni civili e il reddito di inclusione (un assegno mensile fino a 485 euro che interesserà fino a 400 mila famiglie). Il primo è stato portato avanti strenuamente dalla parlamentare Pd Monica Cirinnà. Il secondo è stato annunciato dal premier Paolo Gentiloni. Entrambi, guarda un po’, privi di figli.

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