16 ottobre 2018 - 10:35 am


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Via Crucis centrodestra, Berlusconi teme di essere scavalcato da Salvini; non si sblocca la questione Friuli

Da una rapida rassegna stampa si capisce lo stato d’impazzimento integrale che sconvolge il centrodestra, a tutti i livelli. Ma l’attenzione è rivolta alle conseguenze in Friuli. Il titolo della “Stampa” riferisce che non ci sarebbero pregiudizi di Berlusconi verso i cinque stelle; “Repubblica” invece fornisce un’altra lettura, ben più articolata e spigolosa. Eccola, in sintesi: «I patti non erano questi. Fatelo, fatelo pure il governo coi grillini. Noi passiamo all’opposizione, non aspettiamo altro che denunciare il vostro tradimento degli elettori». Silvio Berlusconi è un torrente in piena. Il vertice con Matteo Salvini e Giorgia Meloni che avrebbe dovuto blindare il centrodestra a dieci giorni dal voto, del resto, non poteva capitare in un giorno peggiore. L’asse Cinque stelle-Lega si salda con un’accelerazione imprevista, Di Maio e Salvini che flirtano a distanza.
«Per me chi ha perso, e cioè Renzi, Gentiloni e quella gente lì, deve restare fuori, dalle presidenze e ancor più dal governo», replica a brutto muso il segretario federale all’ex premier col tono di chi ormai comanda. 
«Continuo a pensare che sia un errore escludere dalle presidenze delle Camere il Pd – prova a tenere il punto Berlusconi rivolto ai leghisti – Perché così chiudiamo per sempre alla possibilità di un loro sostegno esterno, che sarebbe maturato magari dopo un appello del capo dello Stato». Il capo della Lega ripete quel che dichiara da giorni: «Resto dell’opinione che Renzi e il Pd debbano stare fuori da tutto». Partita chiusa.
Il numero uno di Forza Italia minaccia la rottura “Pronti all’opposizione” Allarme per le posizioni dell’alleato in Europa, il suo alleato alla conferenza stampa mattutina di Strasburgo. «Non fa altro che terrorizzare e innervosire i mercati. L’accordo tra noi prevedeva che chi prendeva un voto in più avrebbe espresso il candidato premier, non che avesse licenza di parlare a ruota libera a nome della coalizione», si è lasciato andare coi suoi collaboratori l’ex premier prima che Salvini arrivasse a Grazioli. Così, è il timore, «non ha fatto altro che terrorizzare i mercati». E in questo clima figurarsi se c’è spazio per uno straccio d’accordo sull’imminente voto regionale in Friuli. Per i leghisti la partita è già chiusa sul nome del loro capogruppo uscente al Senato Massimiliano Fedriga. Per i forzisti non esiste.

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