20 Ottobre 2020 - 1:43 am


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Alfredo Cerruti è morto. Fondatore degli Squallor aveva 78 anni. Volante 1 a Volante 2.

 

Volante 1 a Volante 2, Chiamo io o chiama lei? Si ride ancora a pensare a quelle frasi, illogiche, goliardiche come si usava allora. Sembrano davvero lontani i tempi dell’intrattenimento spensierato che riuniva davanti la tv, dava vita a tormentoni che poi nel parlare quotidiano si rilanciavano talmente li avevi fatti tuoi. E sono tutti oggi a ricordarli per l’addio ad Alfredo Cerruti 78 anni (era nato a Napoli il 28 giugno 1942), produttore discografico, autore televisivo, personalità carismatica, fidanzato di Mina a metà anni ’70, voce inconfondibile di quegli sketch e fondatore degli Squallor gruppo rock demenziale che ha pubblicato ben 35 album, dai titoli espliciti come Arrapaho, essendo tra l’altro stato censurato dalle radio.

La popolarità del gruppo fu tale che girarono anche due film: Arrapaho e Uccelli d’Italia, entrambi diretti da Ciro Ippolito. «Quelle canzoni che dissacranti era dir poco» esprimevano l’assoluta libertà di una parte della cultura degli anni ’70, andavano contro perbenismo e ipocrisia. «Per lo sketch del professor Pisapia mi telefonò un giorno – racconta ancora Arbore – Giuliano Pisapia, che poi è stato sindaco di Milano. Per le scale dell’Università Statale lo sbeffeggiavano: ‘chiamo io o chiama lei?’ e mi pregò di cambiare nome al personaggio». In un’intervista recente al Fatto, Cerruti spiegava così da direttore discografico la nascita degli Squallor: «avevo sempre a che fare con i rompicoglioni. Evadere dalla realtà con il gioco era terapeutico. Se escludo Dorelli e Bertoli, due signori e due uomini di rara simpatia, fatico a ricordare cantanti che amavo frequentare nel privato. Per me erano più noiosi del Fado di Amàlia Rodrigues. Gli Squallor furono una reazione al nostro universo di riferimento. Dopo una riunione con I Pooh, riunirmi con gli amici e dissacrare rappresentava un’esigenza».

Come autore televisivo oltre a Indietro Tutta ha collaborato tra l’altro ai testi del caso Sanremo (condotta anch’essa da Renzo Arbore con Lino Banfi, Michele Mirabella e Massimo Catalano) e dei Cervelloni e ha firmato due edizioni di Domenica in (1998-1999 e 1999-2000).

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