17 Novembre 2019 - 9:21 am


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CatastrofeSanitàFVG Exxx…Polzive!!! Quello che nessuno via ha mai narrato sulla SORES. Esclusivo! Sanità FVG nel caos: Infermieri in fuga dalla Sores; il direttore Antonaglia si è dimesso; Zavattaro sulle nuvole abruzzesi; Riccardi allla ricerca di un bubez. Accuse al NURSIND

Sanità FVG nella bufera. L’assessore Riccardi, colui che a maggio di quest’anno ingiungeva a Zavattaro e Chittaro di dotarsi di strumenti adatti ad annientare i giornalisti che non fossero bubez come i suoi, finisce pericolosamente sulla graticola. La struttura più delicata dell’intero settore sanitario FVG, la SORES, sala operativa regionale emergenza sanitaria è al collasso. Il direttore si è dimesso, e il manager Zavattaro, colui che doveva occuparsi delle emergenze è impegnato a contemplare il cielo abruzzese. Antonaglia, l’uomo che Riccardi ha confermato, aveva descritto la struttura come una scelta vincente. Era il 2017, epoca della formidabile coppia Serracchiani-Telesca.

Dopo la bufera di ieri, con la mobilità degli infermieri e le dimissioni del direttore, il blogger fornisce ai lettori un documento esclusivo sullo stato della SORES. Buona lettura:  

“È grave ed inesatta l’affermazione: ”gli infermieri che lavorano presso la Sores sono altamente preparati e con lunga esperienza in campo di emergenza-urgenza, con titolo universitario, dei master, lunga preparazione teorica e pratica tramite i corsi obbligatori…”.

“Per chi non ha memoria, o non vuole ricordare, ripercorriamo i passaggi avvenuti per la selezione del personale infermieristico destinato alla Sores: al primo avviso di mobilità non rispose nessun infermiere ed i requisiti selettivi furono decisamente elevati. In sostanza, gli infermieri delle quattro vecchie centrali operative, erano i candidati ideali: la partecipazione fu nulla perché il progetto presentato era vacuo ed inconsistente, basato solo sulla pressione mediatica e politica del binomio Serracchiani –Telesca.

Corre l’obbligo di ricordare che l’operato delle quattro centrali provinciali era più che buono in rapporto alle richieste dell’utenza ed alle risorse umane e tecniche già risicate all’epoca; sempre per doverosa puntualità, la più debole del sistema era quella di Gorizia che, a differenza delle altre tre che applicavano il dispatch, utilizzava un metodo operativo empirico ed un dispendio di risorse maggiore.

Al secondo avviso di mobilità, con requisiti inesistenti rispetto al primo, risposero una quarantina di infermieri, pochi quelli veramente esperti, che attesero il colloquio con la commissione esaminatrice per decidere se aderire o meno alla nuova centrale operativa: di questi infermieri che poi aderirono (sempre su una base progettuale inesistente ed essenzialmente politica), molti erano iscritti al sindacato Nursind.

A questo proposito è importante sottolineare che il sindacato Nursind non è rappresentativo in quanto non raggiunge il minimo degli iscritti previsti a livello nazionale per potersi sedere ai tavoli di trattativa e di contrattazione, in primis quello che periodicamente rivede ed aggiorna il Contratto Collettivo Nazionale del comparto sanità.

Sia la giunta Serracchiani-Telesca sia l’attuale Fedriga-Riccardi hanno dato seguito ad incontri formali con Nursind che come fine, nemmeno tanto celato, prevedevano la monetizzazione di attività ordinarie che venivano spacciate per straordinarie. E, nel frattempo, gli altri sindacati non sono stati ricevuti né ascoltati.

Quindi, gli infermieri che hanno aderito al progetto Sores non erano, e non sono, la punta di diamante della professione infermieristica che opera in ambito di emergenza: gli infermieri provenienti dalle quattro centrali preesistenti attualmente impegnati in Sores, non facevano parte della “vecchia guardia” anzi, erano generalmente gli ultimi arrivati (da pochi mesi a pochi anni di esperienza); per completare questo organico, modestamente esperto, si è ricorsi ad incorporare infermieri che mai avevano avuto esperienze di centrale operativa, provenienti da vari reparti non necessariamente dell’emergenza, e pure ricorrendo alla graduatoria del concorsone proponendo il posto ad infermieri neo laureati, inesperti e addirittura provenienti da fuori regione (con la conseguente ignoranza del territorio regionale).

La lunga preparazione teorica consiste in una settimana di corso dispatch (licenza del costo di circa 250.000 euro, poco applicato dagli infermieri della Sores), corsi per la conoscenza degli applicativi gestionali della durata di pochi giorni e nulla di più: se questa si chiama esperienza è facilmente comprensibile perché il sistema attuale sia continuamente sotto processo. Sicuramente la generosa interpretazione della normativa UE, fatta dalla giunta precedente, che impone il numero unico 112 ma non l’attivazione di una centrale operativa unica, ha destabilizzato di fatto la gestione delle emergenze sanitarie prolungando i tempi di risposta telefonica (ridondanza tra operatore NUE ed infermiere Sores), il malcontento dell’utenza e le drammatiche situazioni assurte agli onori della cronaca.

L’esperienza degli infermieri acquisita con trent’anni di 118 non è stata tenuta in debita considerazione: la presunzione politica di sostituire gli esperti con gli inesperti non poteva non esitare con questi risultati scadenti.

Eppure, con le vecchie centrali 118, il personale infermieristico non era ricoperto di denaro come l’attuale (30 euro l’ora per i lavori d’istituto fatti passare come “attività straordinarie e di consulenza”) pur lavorando meglio e con maggiore efficacia: e, mediamente, ogni mese sono almeno 30 le ore pagate cosi lautamente.

Ora, iniziando le risorse economiche a scarseggiare, gli infermieri della Sores hanno perso la vocazione ed iniziano a palesare vari malesseri e criticità: ecco i professionisti tanto decantati dal segretario provinciale del Nursind (che, per la cronaca, lavora presso l’ASP La Quiete e mai ha fatto parte del vecchio sistema 118 se non a titolo libero professionale con qualche ente in convenzione).

Non servono commenti ulteriori per comprendere perché le voci del dissenso su questa vergognosa istituzione debbano essere fatte tacere “con una macchina da guerra”, contravvenendo al dettato dell’art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, e che potrebbero essere fonte necessaria per richiedere le dimissioni di un rappresentante dello Stato”.

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