16 Ottobre 2019 - 5:22 pm


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Detenuto nel carcere di Tolmezzo (Ud) bagnato per oltre un’ora da idranti a getto continuo. Il rapporto del Garante. Esposto in procura di Udine.

Dalla relazione del garante nazionale Mauro Palma: Il caso S.H. avvenuto nel maggio scorso nel carcere di Tolmezzo (Ud).

“Poco dopo l’arrivo del Garante nazionale in Istituto, intorno alle ore 9.30 del 21 maggio, una parte della delegazione, guidata dai due membri del Collegio, cominciava la visita all’interno delle aree detentive, a partire dalla sezione di isolamento.

In tale sezione, secondo alcune informazioni in possesso del Garante nazionale, due giorni prima della visita (esattamente nella sera del 19 maggio) era avvenuto un prolungato uso di idranti nei confronti di una persona detenuta, chiusa nella sua piccola stanza d’isolamento, quale impropria forma di ‘contenimento’ del suo supposto stato di agitazione e di ‘prevenzione’ di suoi possibili gesti auto-lesivi o etero-lesivi.

La sotto-delegazione, quindi, è entrata nella sezione per parlare con le tre persone detenute che vi erano collocate, una nel lato B e due nel lato A. Nel lato A ha notato che il pavimento del corridoio e di alcune stanze vuote era bagnato, con pozze di acqua. La prima persona incontrata, D.T., allocata nella stanza 1A, ha raccontato che domenica 19, attorno alle ore 20.00, un gruppo di agenti della Polizia penitenziaria, muniti di casco e scudi, era entrato in sezione con l’idrante e si era diretto verso la stanza 6A dove si trovava S.H.. Gli agenti avevano attivato l’idrante con il getto d’acqua all’interno della stanza, attraverso lo spioncino della porta blindata. L’operazione, secondo quanto riferito, era andata avanti per circa un’ora. L’acqua aveva invaso anche il corridoio della sezione, fino a entrare anche nella sua stanza, posta all’altra estremità del corridoio stesso.

La sotto-delegazione ha successivamente incontrato il signor S.H. nella sua stanza (numero 6A). La stanza aveva il pavimento bagnato, così come ogni altra suppellettile; il materasso era appoggiato al muro e carico di acqua, ugualmente il cuscino. I suoi vestiti, le scarpe, i libri e tutti gli oggetti erano impregnati di acqua. S.H. ha riferito che domenica 19, dopo aver chiesto a un agente di passare alla persona detenuta nella stanza 1A una bottiglia contenente del caffè, da lui preparato, aveva reagito al rifiuto facendo rotolare la bottiglia in direzione di tale stanza per provvedere da solo a tale passaggio. Aveva poi iniziato una manifestazione di protesta sbattendo ripetutamente lo sportello della finestrina della porta blindata, fino ad allentarne le viti e a staccarlo, per poi continuare a sbatterlo contro il cancello. Verso le 20.00 erano arrivati alcuni poliziotti penitenziari con casco e scudi e con la manica dell’idrante antincendio srotolata. Con la bocchetta inserita nello spioncino della sua stanza avevano iniziato a lanciare getti di acqua all’interno verso ogni angolo. Egli ha riferito di aver tentato di ripararsi lungo una parete, ma inutilmente. L’operazione era stata ripetuta più volte ed era durata circa un’ora. Fuori della porta blindata della stanza, inoltre, secondo quanto il signor S.H. ha dichiarato alla sotto-delegazione, gli agenti avevano messo una coperta in modo da rallentare fortemente la fuoriuscita dell’acqua nel corridoio. Il livello dell’acqua aveva raggiunto diversi centimetri ed egli era stato lasciato in queste condizioni per tutta la notte, data la quasi impossibilità dell’acqua di fuoriuscire perché bloccata dalla coperta ormai zuppa posta dagli agenti a fermare il deflusso. Va evidenziato che il signor S.H. occupava la stessa stanza detentiva ancora il giorno della visita ed è stato semplice verificare gli evidenti segni dell’acqua sul muro e sugli oggetti, oltre alle condizioni del letto, degli effetti personali e dei libri già descritte. Secondo quanto riferito, l’idrante srotolato è rimasto nel corridoio fino alla mattina di martedì quando, poco prima dell’arrivo della delegazione in visita è stato tolto e sono state fatte le pulizie. La direttrice dell’Istituto, a specifica domanda circa l’uso di idranti nella sezione di isolamento, aveva confermato l’episodio, precisando di non aver ancora avuto il tempo di verificare tutte le circostanze che avevano connotato l’episodio e riportando presuntivamente tale improprio impiego a necessità di natura preventiva.

Il complessivo comportamento degli operatori penitenziari coinvolti nell’episodio, nonché quello delle Autorità preposte alla gestione e alla direzione dell’Istituto, formalmente responsabili della detenzione – che deve essere sempre in linea con inderogabili principi costituzionalmente sanciti – sono apparsi al Garante nazionale particolarmente gravi. Tale comportamento rischia di configurarsi come «trattamento inumano e degradante», secondo il significato che a tale locuzione assegna la giurisprudenza della Corte Edu nel suo sanzionare le violazioni dell’inderogabile articolo 3 della Cedu che vieta, appunto, un trattamento di questo tipo”.

L’ufficio del garante ha inviato al riguardo un esposto alla Procura di Udine. All’esposto erano state allegate anche le riprese delle telecamere interne del carcere su quanto era avvenuto.

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