26 Gennaio 2020 - 9:37 am


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GiampaoloPansa Exxx…Polzive!!! La Grande Bugia: Il fenomenale capitolo su Porzùs (Ud) del grande giornalista scomparso. Come i comunisti torturano i liberali cattolici. Le menzogne dell’ANPI. Esclusivo

Pagina 139 capitolo Uomini di marmo. Pansa scrive: 

“L’Anpi una fazione senza autorità. Restia a qualsiasi rinnovamento. Per l’ANPI la stessa dizione di guerra civile è una bestemmia”. Il saggio “La Grande Bugia” è uscito nel 2006, ultimo di una serie, iniziata nel 2003 con il sangue dei vinti. All’interno del libro c’è un capitolo dedicato alla vicenda di Porzùs. Occorre dire che la pubblicazione del libro aveva destato furiose polemiche in particolare dall’Anpi che in un comunicato faceva notare come alcune vicende presentate dall’autore «come inedite e mai trattate» fossero state invece già trattate da volumi.  .

A pagina 345 il capitolo dedicato a Porzus: (…) “Quella di Porzus è una storia controversa. E cercherò di riassumerla nel modo più freddo, cercando di schivare le trappole della polemica storica  e politica che da decenni la circondano e la stravolgono. Dunque, siamo in Friuli all’inizio del 1945, sul confine orientale a un passo dalla Slovenia. Nel primo pomeriggio di mercoledì 7 febbraio, un centinaio di partigiani di una formazione comunista, appartenenti a due battaglioni gappisti operanti in pianura, l’Ardito e il Giotto, marciano verso un obiettivo indicato dal loro comandante. E’ Mario Toffanin detto Giacca, 32 anni nato a Padova il 9 novembre 1912, operaio ai cantieri navali di Monfalcone, comunista e di quelli integrali, un fanatico della falce e martello e con due idoli: Stalin e Tito. Giacca guida i suoi versi le malghe di Porzus, dal nome del paese del loro proprietario, una frazione del comune di Attimis. (…). Lì in un paio di baracche, c’è il comando di un’altra formazione partigiana, non comunista, composta da cattolici, monarchici, ragazzi vicini al Partito d’Azione e altri soltanto antifascisti. E’ la Brigata Osoppo un gruppo molto fermo nel rivendicare l’italianità della regione. E che dunque dà un gran fastidio ai partigiani sloveni del IX Corpus, a qualche settore del Pci friulano e delle Garibaldi, e ai gappisti di Giacca, naturalmente. I quali adesso gli daranno una lezione. La lezione è un eccidio. Nella baracca del comando vengono subito uccisi il capo della Osoppo Francesco De Gregori detto Bolla (…)… un quinto riesce a fuggire. (…) restano vivi altri 16 partigiani dell’Osoppo. Giacca se li porta via ma ha già deciso di assassinare anche loro. Vengono condotti in varie zone del bosco Romagno, a Restocina e a Spessa, frazione di Cividale del Friuli. E qui, con lentezza inspiegabile che diventa anch’essa una forma di tortura, sono processati, fatti spogliare nudi e trucidati. Il massacro dura 11 giorni, dall’8 al 18 febbraio. E’ in questa via Crucis che muore il fratello dello scrittore Pier Paolo Pasolini, Guido, detto Ermes“. Il bilancio finale fu di 18 morti. “Gli enigmi della strage sono troppi e non esiste una soluzione valida per tutti. Nel 1966 Giovanni Padoan, detto Vanni, aveva pubblicato presso l’editore Del Bianco di Udine un libro di memorie: “Abbiamo lottato insieme”. Nella lettera a Panorama, Padoan ricordava che già in quel libro respingeva la tesi della responsabilità esclusiva di Giacca nell’eccidio di Porzùs, Sostenendo che altrettanto responsabili erano due dirigenti della federazione di Udine del PCI, indicati con nome e cognome. Per aver detto questo, scrisse Padoan, “fui messo al bando dal Pci per molto tempo e si arrivò al limite dell’espulsione”. In un libro successivo, Padoan domostrò che la divisione Garibaldi-Natisone  non era mai stata coinvolta nella strage di Porzùs. Il mandante principale era stato il comando partigiano sloveno, probabilmente attraverso l’Ozna, il servizio di controspionaggio dell’armata popolare di Tito…(…).  

 

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