16 Ottobre 2019 - 4:37 pm


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Il Friuli dipinto dalla spompata retorica del Corriere della Sera. Un affresco di 30anni fa. Brevini, altro che tajut, qui si va di negroni sbagliati, pasticche nigeriane e Instagram.

Quale sarebbe la meglio gioventù friulana? quella che ai tempi delle torri gemelle non era neanche nata? Figurarsi il terremoto.

A pagina 55 del Corriere della Sera di oggi, sabato, nelle pagine riservate agli eventi e agli itinerari, si legge un resoconto molto romantico sul territorio Friuli e la sua gente. Franco Brevini, con una prosa ineccepible, narra di un territorio ancorato a 40 anni fa. E niente, se devi descrivere il Friuli, il terremoto sta ancora lì, come la berlina a Santa Maria la Longa. Non si riesce proprio a farne a meno. Anzi, al tragico evento viene accostato l’arruginito tajut. Narra Brevini: “…dehors gremiti di ragazzi che sorseggiano biondi tajut, il bicchiere di vino divenuto simbolo di una regione dove il vino è un culto”. A Udine, i ragazzi che orbitano nei locali del capoluogo, ingurgitano Americani da urlo, Negroni sbagliati, Spritz Aperol mossi, Moscow mule da sballo. Volendo, senza difficoltà, ci sono le pasticche. Poi c’è la rete che non ammette ritardi o polverose retoriche su eventi accaduti 40 anni fa.

In quanto a Pasolini, i friulani lo evitano anche su Porzùs, se ne stanno ben alla larga, consci di averlo cacciato in malo modo da Casarsa.  A Brevini un ultimo appunto, su Udine: “Un pò italiana, un pò tedesca, un pò slava.” Udine è veneziana, e si sente. Nel 2018, sono arrivati i barbari ed è cominciato il declino.    

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