24 Maggio 2020 - 11:37 pm


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MauroFerrari Exxx…Polzive!!! Sbrego atomico Udine-Europa. Lo scienziato udinese presidente del Consiglio Europeo della Ricerca strapazza i burocrati di Bruxelles: Consegnate le dimissioni alla mummia Ursula. Esclusivo.

Per uno scienziato la priorità è fermare la pandemia, per l’Europa, aumentare la burocrazia. La notizia ha già fatto il giro del mondo scientifico. La vecchia Europa strapazzata dalla Grande Udine. Mauro Ferrari, udinese doc, nominato solo un anno fa alla presidenza del Consiglio Europeo della Ricerca, ha consegnato le dimissioni dall’incarico alla mummia Ursula von der Leyen. Una figura di merda atroce che scaraventa nell’abisso tutte la paturnie continentali della culla della civiltà mondiale. Ecco il pensiero dell’udinese Mauro Ferrari. Tratto da corriere.it

“Perdonatemi, ma io credo che la priorità adesso sia fermare la pandemia e cercare di salvare milioni di vite. Questo ha precedenza sulle carriere, sulla politica e anche sulla bellezza di un certo tipo di scienza. Perdonatemi, ma io credo che la scienza debba essere al servizio della comunità, specialmente nei momenti di emergenza. E questo lo è, perché solo attraverso la scienza si potranno sconfiggere Covid-19 e i suoi successori. Il mio incarico come Presidente del Consiglio Europeo della Ricerca (Cer) è giunto al termine.

Ho appena presentatole mie dimissioni alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. La mia nomina era stata annunciata nel maggio 2019, quindi ho preso servizio il primo gennaio del 2020. Nei sette mesi precedenti a questa data ho lavorato come volontario per il Cer, motivato dall’ammirazione dall’entusiasmo per questa rispettata agenzia di finanziamento, dalla mia dedizione verso gli ideali di una Europa unita, e dal mio desiderio di essere al servizio delle necessità del mondo, attraverso la migliore scienza.

Queste motivazioni idealistiche si sono scontrate con una realtà ben diversa, nei tre mesi a partire dall’ inizio della mia presidenza. Segnali inquietanti che avevo raccolto già dai primi momenti si sono rapidamente trasformati in raggelanti certezze di un mondo completamente diverso da quanto avevo immaginato. La pandemia Covid-19 ha spietatamente messo a nudo gli errori di valutazione che avevo compiuto. Nei momenti di emergenza le persone, e le istituzioni, mostrano la loro natura più profonda e il loro vero carattere (qui l’intervista rilasciata al Corriere nel maggio del 2019: «All’università ero un po’ scarso. Sono insonne e studio tanto»).

Già dall’inizio della pandemia si era reso evidente che questa sarebbe stata probabilmente una tragedia senza precedenti, per il suo carico di morte, sofferenza, trasformazione della società e devastazione economica, e che a soffrirne di più sarebbero stati i più deboli e meno fortunati della società. Su queste basi ho subito presentato una mozione per il lancio di un programma scientifico speciale, direttamente focalizzato su Covid-19.

In momenti così tragici, ho creduto necessario fornire ai migliori scienziati gli strumenti e le risorse per combattere questa pandemia con nuovi farmaci, nuovi vaccini, nuovi metodi diagnostici e nuove teorie scientificamente solide sulle dinamiche di comportamento sociale, a supporto delle strategie di contenimento pandemico, che per ora si basano intuizioni spesso solo istintive delle autorità competenti. L’ente di governo del Cer ha però votato contro la mia proposta, in maniera unanime e inappellabile, senza neppure accettare di discutere o sviluppare insieme un programma anti-Covid.

Lo ha fatto con tale veemenza da opporsi alla mia presidenza in toto da quel momento in poi. Il voto contrario alla mia mozione è stato basato sul fatto che il Cer finanzia progetti basati sul principio di spontaneità scientifica (il cosiddetto “bottom-up”) ovvero senza privilegiare aree di priorità di ricerca. È vero che la Commissione europea possiede anche altri programmi che sono invece “top-down”, e che diversi di questi sono stati in parte diretti su iniziative collegate alla pandemia. Purtroppo però questi formano un insieme di attività senza una vera cabina di regia, e con una componente limitata di scienza di frontiera”.

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