16 Ottobre 2019 - 4:35 pm


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OrmeDiRiformeFVG Exxx…Polzive!!! SbregoFriulano sulla riforma enti locali. Gestione delle scuole; personale; aree vaste; ambiti socio-assistenziali; elezione diretta. L’avvocato Bulfone: “E’ uno zibaldone, una raccolta disordinata e confusa di esperimenti”.

Dopo aver dedicato 2 pagine alla riforma sanitaria Serracchiani-Telesca riverniciata da Riccardi, oggi l’amplificatore cartaceo dell’assessore alla sanità FVG, riporta l’orientamento all’altra riforma, quella degli enti locali del delegato alle autonomie, il leghista Pierpalolo Roberti. Ed è subito bufera. Il segretario di Progetto FVG Ferruccio Saro aveva già fatto una prima ricognizione sul disegno di legge bocciando senza appello l’ipotesi di istituire degli enti di area vasta cui affidare la gestione dell’edilizia scolastica. Oggi l’assessore replica: “I sub-enti si occuperanno della gestione dell’edilizia scolastica”. Respinta l’idea di Saro di affidare le funzioni alle Ater: “La sua idea non sta in piedi”, sostiene Roberti. Ma i punti di crisi della bozza Roberti che stanno disorientando la maggior parte degli amministratori friulani, sono un intero rosario. Che l’assessore riesca a riportare l’elezione di primo grado nei nuovi enti, è un’ipotesi contenuta nel suo libro dei sogni. La Consulta si è già espressa in merito, bocciando analoga iniziativa in Sicilia, al netto dei rapporti con la nuova maggioranza parlamentare. In secondo luogo la questione del personale. I 3.800 dipendenti (quanto il Veneto) alloggiati in regione che godono di tutti i comfort e i benefit che riserva loro la mangiatoia, non avranno nessuna intenzione di trasferirsi nei comunelli e sgobbare. Roberti ha elencato una serie di ipotesi: “…accordi sindacali”. Irricevibili. E se i dipendenti non volessero trasferirsi nei piccoli municipi? Nessun cenno a nuovi bandi, a nuove assunzioni, al ricambio urgente negli enti locali e agli impegni di spesa per favorire l’accesso. Domenica scorsa, a Torsa di Pocenia, il consigliere Di Bert aveva lanciato l’allarme: “Manca il ricambio nei comuni, e se non c’è personale, rischiano di chiudere, e se chiudono i comuni è la fine delle comunità friulane”. Vi è poi la questione degli ambiti socio assistenziali. Gli organi si trovano all’interno delle Uti. La riforma non tiene conto del futuro del personale che ora è in capo alle Unioni dei comuni. Dove finirà? Traguardo, 1° gennaio 2021. Nel 2023 si vota.

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