17 Novembre 2019 - 9:26 am


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Qualsiasi cosa pur di non consegnare il paese alla destra. Previsioni.

Chiede al PD Francesco Costa: “Siete sicuri che il modo migliore per “non consegnare il paese alla destra” sia fare qualsiasi cosa, anche questa, per evitare che si possa andare alle elezioni, sulla base del fatto che le elezioni non possa che vincerle la destra? Ammesso che sia così, e la volontà popolare vi appaia oggi chiara e immodificabile, siete sicuri a maggior ragione che abbia senso contraddirla in questo modo così sfacciato? Ma soprattutto, se pensate che sicuramente non riuscirete a battere la destra, perché siete lì?”. Risposte e considerazioni raccolte su “Il Post” di Luca Sofri.

Primo rospo: “…questo giro quasi nessuno ha la fantasia di dire che il M5S sia un partito di sinistra o che condivida molto col PD”.
Dubito che l’accordo indebolisca Salvini e gli impedisca di vincere delle eventuali elezioni. Col realismo accessibile a chiunque, una maggioranza tra PD e M5S ha il fiato cortissimo: le stesse ragioni che l’hanno finora resa implausibile, improbabile, difficile da raggiungere, in discussione tuttora (ragioni riconducibili in massima parte alle rigidità, capricci e mediocrità politica e umana dei dirigenti non spariranno domani. Saranno la quotidianità, molto di più che con la Lega (che non aveva niente da perdere a tirare la corda), e a quelle si sommeranno l’entrata in servizio del quotidiano logorìo da parte dei media, col governo “a un passo dalla crisi” ogni giorno, e il fuoco a pallettoni della Lega e dei suoi manipoli di sicari pubblici, giornalistici, televisivi, internettari. Aggiungete un PD fragile e percorso da guerre per bande e ognun per sé, e mancherà qualunque solidità per poter reggere tutto questo.
Nel frattempo Salvini si troverà nella stessa condizione che ha portato il M5S a stravincere le ultime elezioni: un potere politico da tiro al piccione contro cui sbraitare ogni giorno, e di cui dirsi unico avversario e grande vittima.
Risultato realistico di questa eventuale intesa, insomma, questo: Salvini che invece che vincere le elezioni a novembre 2019 stravince le elezioni a novembre 2020.

Ma il PD che si adegua a tappare le falle è invece un PD che ha fatto aprire ogni volta falle più grosse, e il PD che si dispone a essere calpestato è un PD che viene calpestato ogni volta da scarponi più grossi. L’idea che qualcosa sarebbe successo e tutto sarebbe tornato al suo posto non ha funzionato: quando è calato Berlusconi, gli italiani non sono tornati dal PD, sono andati dal M5S. Quando è calato il M5S gli italiani non sono tornati dal PD, sono andati da Salvini. Se mai calasse Salvini gli italiani andranno da qualcuno di peggio, se l’alternativa è un partito che sa solo aspettare che tornino e consegnarsi sventatamente alla propaganda del qualcuno-di-peggio di turno.

Qui arriva la risposta di qualcuno: ma se va al governo il PD avrà modo di riguadagnare consenso, e all’opposizione Salvini si spegnerà.

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