20 Gennaio 2021 - 4:51 am


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Quel ramo nello stagno del sindacato che si chiama concertazione

La mossa a sorpresa di Sergio Marchionne, l’uomo del risanamento Fiat, di erogare subito in busta paga ai dipendenti l’aumento di 30 euri, ha colto di sorpresa l’intera galassia sindacale. Il motivo è semplice, questa operazione assume connotati rivoluzionari, poichè la decisione del manager Fiat, costringerà la triplice a un improvviso cambio di marcia. Come si legge sul “Velino”, il principio si riduce al fatto che se un’azienda che gode di buona salute e fa utili come la Fiat oggi, non deve attendere le paternali di quattro parrucconi per concedere un aumento di salario ai propri dipendenti. E che ciascuna azienda, come nel caso di Riello, Alenia e Brembo, può dare nell’ambito delle proprie possibilità. Un principio che rischia di ribaltare quello strumento obsoleto e farraginoso che è la contrattazione nazionale, che si caratterizza da rituali dalla durata interminabile in cui le parti, per dimostrare ai propri aderenti di aver fatto il massimo, prolungano le trattative fino alle sei del mattino. Rimane il fatto che la riforma contrattuale è ferma ancora al ’93, c’è quindi la necessità di rimettere mano a quel protocollo per incoraggiare il decentramento sindacale e favorire la contrattazione a livello territoriale.

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