26 Gennaio 2020 - 9:57 am


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Referendum Exxx…Polzive!!! Sbrego Lega-Forza Italia. Salvini trova le firme per il referendum sul taglio dei parlamentari. Alle viste elezioni anticipate. Conseguenze FVG. Esclusivo.

Doccia fredda, ghiacciata per i “responsabili” di Forza Italia vicini alla Carfagna. Salvini, in meno di mezza giornata ha trovato il numero di senatori sufficiente per depositare in Cassazione la proposta di convocazione referendaria delle prossima primavera. Se le ragioni dei responsabili (fra i quali Dal Mas e Stabile) con il ritiro delle firme erano quelle di evitare elezioni anticipate e “puntellare” il governo Conte, ora cambia tutto. Salvini non è caduto nel magheggio e ha sgamato il disegno della Carfagna. Sì al referendum e con una serie di imprevisti da brivido che segnerebbero un passo avanti per i sostenitori delle elezioni anticipate prima dell’entrata in vigore del famigerato taglio. Elezioni anticipate che potrebbero determinare effetti imprevedibili in FVG. Quali? Salvini è stato chiaro: Sarò il prossimo premier e della mia squadra farà parte anche Fedriga. Immaginarsi la corsa alle candidature dei leghisti con incarichi nei comuni da Trieste a Pordenone passando per Udine. Per la Lega, la condizione che si è venuta a creare oggi, è la migliore delle opzioni, piuttosto che rianimare una coalizione in cui tutti ormai competono con tutti: quella di presentarsi da sola, e fare una campagna senza esclusione di colpi anche contro i presunti alleati del centrodestra. Alle 15 di oggi c’è stata la presentazione delle firme in Cassazione. Tra i nuovi firmatari vi sono sei senatori leghisti.

Il commento di Ugo Magri de La Stampa: 

“Segnatevi il 15 gennaio: sarà un giorno chiave per le sorti della Repubblica», mette sull’avviso Giancarlo Giorgetti. Mercoledì la Corte costituzionale si pronuncerà sul referendum elettorale della Lega, e lo stratega del Carroccio prevede un verdetto spartiacque. Qualora i giudici dessero via libera, spianerebbero la strada a un sistema ultra-maggioritario; sarebbe la tomba delle ambizioni di sinistra, il trampolino del populismo di destra, l’inizio della fine per il Conte-due. Oppure tra 5 giorni potrebbe accadere il contrario: che la Corte bocci il referendum, consolidi il governo e condanni la Lega a una lunga traversata del deserto fino al 2023, con Matteo Salvini sbranato vivo dalle Procure. Riflettori puntati dunque sul palazzo della Consulta.

Il referendum servirebbe in realtà, secondo alcuni dei proponenti, ad accelerare nuove elezioni, dato che se si votasse prima che il popolo si sia espresso sulla riduzione dei seggi, occorrerebbe intanto eleggere il nuovo Parlamento senza tagli. Salvo poi considerarlo delegittimato nel caso, assai probabile, che gli elettori si esprimessero diversamente. Ma se invece dopo il via di Cassazione e Corte costituzionale le urne referendarie dovessero aprirsi veramente, il risultato sarebbe che non si potrebbero più tenere elezioni fino alla conclusione del referendum. Un chiaro autogol per le opposizioni, che non sognano altro che lo scioglimento delle camere.”

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