27 Settembre 2020 - 5:39 am


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Strassoldo:il dovere di proclamare la verità

Scomodiamo la terza cantica della Commedia, per introdurre questo post. Dopo tutte le peripezie, ora ci tocca decollare in verticale con Strassoldo-Dante predicatore.

La gloria di colui che da Palazzo Belgrado tutto move
per li comuni penetra e risplende in una parte più e meno altrove.
Giovedì, mentre il Presidente parlava in conferenza stampa, anzichè rispondere ai giornalisti, fece lui le domande. La prima domanda la rivolse a Pecile: «Chi sono io secondo la gente?». Egli rispose: «Per alcuni no stronzo, per altri un paraculo, per altri, uno degli antichi democristi che spera di risorgere dopo essere stato defenestrato». Allora domandò a Cerno: «Ma tu chi dici che io sia?». Tommaso, prendendo la parola, rispose: «Er mejo». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno, nemmeno ad Antonini del Gazzettino e Ballico del Piccolo. Chiuse rapidamente l’incontro, si fece portare dal buon pastore Giovanni un buon moscato e sussurrò:
«Il Presidente, sorry, il conte, deve soffrire molto, essere riprovato dagli assessori, dai sommi Zanin e Paride, dagli scribi Marchetti e Macorig, essere defenestrato e risorgere dopo mesi sulla piazza del Patriarcato».

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